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Pànera genovese, storia del semifreddo al caffè nato nell’Ottocento

Panna, zucchero e caffè definiscono un dolce legato alla tradizione della Superba, la cui ricetta compare già nei ricettari cittadini del XIX secolo.

La pànera è il semifreddo al caffè della tradizione genovese. Il nome deriva dal dialetto panna nera, un riferimento al colore che la panna assume con l’aggiunta del caffè, e la sua storia è documentata almeno dalla metà dell’Ottocento. Oggi non è un prodotto presente in molte gelaterie della città, anche perché la preparazione è deperibile e la ricetta presenta diverse interpretazioni.

A distinguerla dal più comune gelato al caffè è soprattutto la consistenza: la pànera tradizionale è un semifreddo dalla struttura morbida e spumosa, nel quale il gusto della panna rimane evidente accanto a quello del caffè. La base della preparazione è composta da pochi ingredienti: panna fresca, zucchero e caffè, con ricette storiche che possono prevedere anche i tuorli d’uovo.

Perché si chiama pànera

Il nome è probabilmente la parte più semplice della storia. Pànera è la contrazione di panna nera, espressione con cui sarebbe stata indicata la panna modificata nel colore dall’aggiunta del caffè.

Sulla nascita del dolce, invece, circolano diverse versioni. Una racconta di un garzone che, intorno alla metà dell’Ottocento, avrebbe fatto cadere per errore del caffè nella panna che stava montando. Il pasticcere, vedendo il composto scuro, avrebbe commentato in genovese «cöse t’äe combinou? T’äe faeto a panna neigra», cioè «che cosa hai combinato? Hai fatto la panna nera?». L’errore sarebbe poi diventato una nuova preparazione.

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È una storia che appartiene alla tradizione orale del prodotto, ma non è l’unica ricostruzione. Alcune fonti attribuiscono infatti l’ideazione della pànera alla storica Gelateria Amedeo di Boccadasse, mentre altre collegano una versione del «gelato alla panera» alla pasticceria genovese Preti.

Non è quindi possibile ricondurre con certezza l’invenzione a un singolo pasticcere, la cosa certa è che la ritroviamo nella cucina genovese del XIX secolo.

La pànera nei ricettari dell’Ottocento

Una delle prime testimonianze scritte si trova nella Cuciniera Genovese dei Ratto, pubblicata nel 1863. La preparazione compare con il nome di «panna gelata» e viene descritta nel paragrafo 515.

Il procedimento raccontato nel ricettario riflette naturalmente le tecniche disponibili all’epoca. Il composto veniva raffreddato e lavorato all’interno di un recipiente immerso in un secchiello nel quale si alternavano strati di neve, ghiaccio e sale macinato. Il movimento continuo serviva a raffreddare e rendere cremoso il composto in una sorta di mantecatura a freddo. Dosi e procedimenti restano abbastanza generici. È comunque una testimonianza importante perché dimostra che una preparazione riconducibile alla pànera era già presente nella cultura gastronomica genovese nella seconda metà del XIX secolo.

Com’è la pànera tradizionale

La ricetta è cambiata nel tempo e non esiste una formula identica utilizzata da tutte le gelaterie. La preparazione tradizionale prevede panna fresca, zucchero e caffè; alcune versioni comprendono anche i tuorli d’uovo.

Il caffè può essere utilizzato secondo modalità differenti e, nelle ricette storiche, il composto viene lavorato fino a ottenere la consistenza tipica del semifreddo. Una volta raffreddato, deve essere consumato in tempi relativamente brevi.

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