Silvia Imparato: la forza dell’identità

Una donna trascinante che ha plasmato un territorio con l’impronta del suo carattere.

Silvia Imparato

Non di rado, quando si parla del rapporto fra vino e produttore, si tratteggia un profilo del vino per poi descrivere chi lo ha fatto. Per quanto riguarda Montevetrano è invece necessario fare il contrario, perché Montevetrano è Silvia Imparato .

Riesce difficile immaginare la genesi di questo vino senza di lei. Lei che in questa terra ha profuso tutto il proprio carattere. Silvia è una donna piena di energie, energie contagiose. Ha dedicato la vita al vino quando incidentalmente ha incontrato l’opportunità di produrlo. Ma lo ha fatto con enorme passione, nel lavoro e per la natura che la circonda. Ed è grazie a questo carattere che il vino ha preso la sua identità attuale. Si potrebbe dire che Montevetrano sia un vino forgiato, nel senso che è stata data forma alla materia, non si è certo raccolto solo il frutto dalla pianta. Il carattere c’è nella scelta delle uve, nella mappatura delle vigne e del loro disegno sulle colline, nel rapporto con l’enologo che ha la responsabilità del taglio. Ma c’è perché il vino di Silvia è cultura, nel senso più profondo del termine, perché figlio di una donna che ama il mondo, che è partita da questi Colli di Salerno – luogo di vissuto familiare – per viaggiare e conoscere, amando le biodiveristà del pianeta, comprese quelle umane.

Sono queste sfaccettature, arricchite anche da imprescindibili dettagli, la ricchezza che costruisce il carattere di una donna che più la conosci più la vorresti ascoltare. E che si ritrovano in ogni sua bottiglia, su un’ossatura decisa ed elegante – quella del taglio bordolese – nel quale si innesta sempre più evidente il territorio, con l’aglianico. Anche se, a dire il vero, non ci viene naturale parlare del Montevetrano descrivendolo a partire dalle uve, perché è un vino che risulta comprensibile soprattutto nella sua interezza. Elegante, certamente, ma anche molto espressivo, sorprendente nelle cosiddette annate “minori”, capaci di regalare emozioni inaspettate come fanno solo i grandi. Un vino e un carattere che hanno saputo incidere su di un contesto, su un territorio, cambiandone i lineamenti e rendendolo orgoglioso. Da queste parti non era facile sentire parlare di eccellenze, fino a poco tempo fa. Sarà anche per questo che al toponimo di Montevetrano, la frazione di San Cipriano Picentino in cui è nato e si produce il vino, sono state dedicate due gallerie della vicina Salerno–Reggio Calabria.

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