Internet ha un potere incredibile di diffondere cultura e ingegno così come di diffondere fake news. Oggi quasi tutti pensano che il foro sulla linguetta delle lattine serva a tenere ferma la cannuccia perché qualcuno, un giorno, tempo fa, su un social, ci ha infilato una cannuccia dentro. Sì, la potete usare per questo fine perché effettivamente funziona ma in realtà non è stato progettato per quello. Quel piccolo elemento, presente su miliardi di confezioni di bibite in tutto il mondo, nasce per rendere l’apertura più semplice e contribuire a ridurre la quantità di alluminio utilizzata nella produzione.
La linguetta delle lattine è un piccolo capolavoro dell’ingegneria
La linguetta moderna è il risultato di decenni di sviluppo industriale. Prima degli anni Sessanta, infatti, per aprire una lattina era necessario utilizzare un apriscatole. La svolta arrivò nel 1962, quando l’ingegnere statunitense Ermal Cleon Fraze, dopo aver dimenticato l’apriscatole durante un picnic, ideò un sistema che permetteva di aprire la lattina senza strumenti esterni. Da quell’intuizione nacque la prima linguetta a strappo.
L’innovazione ebbe un successo immediato, ma portò con sé un problema inatteso. Una volta aperte, le linguette si staccavano completamente dalla lattina e venivano spesso abbandonate nell’ambiente o, in alcuni casi, finivano persino all’interno della bevanda, con conseguenti rischi per la sicurezza dei consumatori.

Per risolvere il problema, nel 1975 l’ingegnere Daniel F. Cudzik sviluppò il sistema ancora oggi utilizzato: una linguetta fissata al coperchio che rimane collegata alla lattina dopo l’apertura. È in questa fase che compare anche il caratteristico foro ovale. La sua funzione principale è meccanica: il foro permette infatti alla linguetta di lavorare come una leva, distribuendo la forza nel punto in cui il coperchio deve deformarsi per aprire la lattina. In questo modo è possibile ridurre lo sforzo necessario e rendere il movimento più fluido e controllato.
Il foro svolge anche un’altra funzione meno evidente ma importante dal punto di vista industriale. Eliminando una piccola quantità di materiale da ogni linguetta, i produttori riducono il consumo di alluminio. Può sembrare una differenza minima ai nostri occhi, ma moltiplicata per i miliardi di lattine realizzate ogni anno si traduce in un risparmio significativo di materie prime, energia e costi di produzione.
L’impatto diventa evidente osservando i numeri del mercato. Solo in Francia, nel 2024, sono state vendute circa 4,7 miliardi di lattine. Ridurre anche pochi milligrammi di alluminio per ogni confezione significa risparmiare complessivamente tonnellate di materiale, con benefici anche dal punto di vista ambientale.
La lattina stessa rappresenta uno degli esempi più efficaci di progettazione industriale. Pur essendo realizzata con uno spessore inferiore al diametro di un capello umano, la struttura cilindrica consente di distribuire le sollecitazioni in modo uniforme, permettendole di sopportare carichi verticali che possono superare i 90 chilogrammi senza deformarsi, se integra.
Dietro il semplice gesto di aprire una bibita si nasconde quindi un progetto affinato nel tempo, nel quale ergonomia, fisica dei materiali ed efficienza produttiva lavorano insieme. Il piccolo foro della linguetta non è un dettaglio estetico né un accessorio per la cannuccia, ma una soluzione di ingegneria che continua a rendere uno degli imballaggi più diffusi al mondo più funzionale e meno dispendioso sotto il profilo dei materiali. Dopotutto se servisse a fissarci la cannuccia, per quale motivo le aziende inserirebbero questo forellino sulle lattine di tonno o carne in scatola?