In Abruzzo c’è una tradizione matrimoniale che può richiedere anche due mesi di preparazione e che ha come protagonista un ingrediente semplice: i ceci. A Pescasseroli, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, la preparazione dei cosiddetti “ceci delle spose” continua a rappresentare uno dei riti gastronomici più caratteristici delle nozze. Non si tratta di una ricetta nel senso tradizionale del termine, ma di una pratica collettiva che coinvolge famiglie, parenti e amici e che viene tramandata da generazioni come augurio di prosperità, abbondanza e fertilità.
Alla scoperta dei ceci delle spose
Secondo la tradizione, per ogni matrimonio vengono preparati circa 60 chilogrammi di ceci, suddivisi simbolicamente in due parti uguali: una destinata alla famiglia dello sposo e l’altra a quella della sposa. I legumi, una volta pronti, vengono serviti durante il ricevimento insieme ai confetti oppure confezionati in piccoli sacchetti da donare agli invitati come ricordo della cerimonia.
Sebbene oggi siano considerati una delle specialità simbolo dell’Abruzzo interno, le loro origini sembrano essere più antiche e affondare lungo le vie della transumanza. Secondo gli studiosi, questa usanza sarebbe arrivata dalla Puglia grazie ai contatti tra i pastori abruzzesi e le comunità attraversate durante gli spostamenti stagionali delle greggi. Nel tempo la tradizione si è radicata soprattutto nell’area di Pescasseroli, dove ancora oggi viene custodita e valorizzata.
La preparazione è lunga e segue un rituale preciso. Per chi rispetta l’usanza più antica, tutto inizia diverse settimane prima delle nozze. Gli sposi si recano alle Grotte delle Fate, nel vicino comune di Opi, per raccogliere la caratteristica sabbia chiara utilizzata durante la cottura. Dopo essere stata setacciata e lasciata asciugare, la sabbia viene impiegata in grandi pentole di rame insieme ad acqua aromatizzata con rosmarino, alloro e succo di limone e arancia. I ceci vengono lasciati in ammollo nel liquido ormai raffreddato e, secondo la tradizione religiosa locale, durante questa fase viene recitato per tre volte il Credo come gesto di buon auspicio per la futura coppia.

Il giorno successivo inizia la fase più delicata. Dopo aver scolato i ceci, le donne della famiglia, alle quali spetta la parte più importante del lavoro, preparano le pentole disponendo sul fondo la sabbia raccolta. Quando questa raggiunge la temperatura ideale, vengono aggiunti bucce d’arancia, foglie di alloro e i ceci, che vengono tostati lentamente senza acqua. Il caratteristico scoppiettio dei legumi indica il termine della cottura. A quel punto ogni cecio viene controllato singolarmente, eliminando quelli rotti o bruciati.
Terminata la tostatura, i ceci vengono trasferiti su grandi teli e aromatizzati con liquori e spezie. Le ricette cambiano da famiglia a famiglia, ma tra gli ingredienti più utilizzati figurano centerbe, anice, rum o triple sec, insieme a cannella, semi di anice e vaniglia. Solo allora intervengono gli sposi, che rompono i confetti e li distribuiscono sui ceci, dando vita a uno dei momenti più simbolici dell’intera preparazione.
Segue una lunga fase di mescolatura, durante la quale le donne tendono il lenzuolo da lati opposti facendo rotolare lentamente i legumi mentre intonano canti popolari e melodie della tradizione napoletana. Il gesto scandisce il tempo necessario affinché aromi e liquori si distribuiscano uniformemente.
Il riposo dura altre ventiquattro ore, ma il procedimento non è ancora concluso. I ceci vengono successivamente conservati all’interno di federe di tessuto in un ambiente asciutto e, per diversi giorni, vengono periodicamente rimescolati e nuovamente aromatizzati. Nel frattempo i confetti si sciolgono lentamente, lasciando soltanto la mandorla, segno che il processo è terminato e che i ceci possono essere confezionati.
In passato questi legumi aromatizzati venivano serviti direttamente al termine del banchetto nuziale insieme ai taralli, una combinazione pensata anche per accompagnare il vino e prolungare i festeggiamenti. Oggi è più frequente trovarli all’interno di sacchetti regalo distribuiti agli invitati, ma il loro significato è rimasto invariato.
La tradizione è ancora così sentita che Pescasseroli le dedica ogni anno una manifestazione estiva, organizzata nel centro storico per raccontare alle nuove generazioni una delle usanze gastronomiche più particolari dell’Appennino.