Franciacorta da vivere

I percorsi di degustazione per appassionati sono solo uno dei suoi punti di forza. Natura, storia, gastronomia, sport: qui c’è un mondo da scoprire.

franciacorta

Poco più di un’ora di macchina da Milano, 100 chilometri scarsi per arrivare in Franciacorta. Regione storica e geografica della provincia di Brescia affacciata sulla sponda inferiore del lago d’Iseo, forma un anfiteatro di colline d’origine morenica in gran parte ricoperte da vigne. Dei circa 200 chilometri quadrati suddivisi in 19 comuni, circa 50 (5.000 ettari) sono coltivati a vigneto, di cui 3.229 rientrano nelle due denominazioni locali: Curtefranca Doc (329) e Franciacorta Docg, che con 2.902 ettari rappresenta dal 1995 – la prima dedicata esclusivamente a un vino da Metodo Classico – il simbolo tangibile della regione e della sua fama vinicola legata alle bollicine “all’italiana”.

Oggi il toponimo di origine antica e non del tutto certa – riferita probabilmente alle Francae Curtes, corti esentate dalle tasse grazie alla presenza dei monasteri cluniacensi e cistercensi – riesce a definire al tempo stesso un territorio, un vino e un metodo di produzione, regolamentato da norme rigorose. Il disciplinare della Docg prevede l’utilizzo esclusivo di uve chardonnay, pinot nero, pinot bianco ed erbamat, antico vitigno autoctono arale in bottiglia e successiva lenta maturazione sui lieviti: non meno di 18 mesi per il Franciacorta, 24 per il Franciacorta Rosé e il Franciacorta Satèn, 30 per tutti i millesimati e ben 60 per le Riserve. Tutto ciò è racchiuso dietro a un nome indissolubilmente legato a un immaginario di eleganza e prestigio, non solo tra addetti ai lavori, ma anche presso un pubblico allargato di appassionati del genere.

Quello che forse non tutti sanno, invece, è che la Franciacorta è anche una destinazione turistica ricca di opportunità di svago, relax e conoscenza. E se sono numerosi i luoghi storici e naturalistici che ne disegnano lo scenario da secoli, è soprattutto merito del successo enologico e dell’impegno dei viticoltori e di un consorzio ben organizzato se oggi il paesaggio di questo territorio, votato pure a un fiorente comparto industriale e manifatturiero, è tornato a essere più “verde” che mai. Non solo, infatti, a partire dagli anni 60 le vigne sono tornate a occupare ettari su ettari ma lo hanno fatto nel segno della sostenibilità: oltre il 62% dei vigneti del territorio sono a conduzione biologica, tendenza in crescita che posiziona la Franciacorta ai primi posti tra le denominazioni internazionali per quota di viticoltura bio.

Un percorso guidato e supportato da regolamenti del Consorzio Franciacorta per la gestione e lo sviluppo della ricerca in vigna. Fondato il 5 marzo del 1990 coinvolgendo 29 produttori, oggi il Consorzio – con sede a Erbusco – conta 116 cantine e oltre 200 soci tra viticoltori, vinificatori, imbottigliatori e membri della filiera produttiva delle denominazioni Franciacorta Docg, Curtefranca Doc e Sebino Igt.

Dal 2000, l’Associazione Strada del Franciacorta si occupa di promuovere e sviluppare le potenzialità turistiche della zona, in particolare quelle legate all’enogastronomia: circa 90 km, tra Brescia e il lago d’Iseo, in cui le vigne sono inframezzate da ville che ospitavano le villeggiature della nobiltà lombarda, pievi e monasteri. Senza trascurare il capoluogo – città d’arte spesso sottovalutata, che a poca distanza dalla bella piazza della Loggia accoglie due importanti luoghi inseriti nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO: il Museo di Santa Giulia, ospitato in un complesso monastico di origine longobarda, e l’Area archeologica del Capitolium con i resti dell’antica città romana di Brixia –, tanti borghi di Franciacorta meritano una gita.

Per esempio, Nigoline Bonomelli. Piccola frazione di Corte Franca, oltre ai resti di un castello medievale e alla bella chiesa di Sant’Eufemia, ospita due suggestive dimore storiche oggi sede di eventi e matrimoni: il seicentesco Palazzo Monti della Torre, circondato da un giardino all’inglese e da vigneti, e l’elegante Palazzo Torri, fatto erigere nel Seicento dai Federici della Corte su un preesistente presidio militare e trasformato nel corso dei secoli passando di famiglia in famiglia, fino ad assumere l’aspetto attuale. A Rodengo Saiano è da vedere l’Abbazia Olivetana di San Nicola, complesso monastico d’origine cluniacense che – secondo il precetto benedettino dell’ora et labora – svolse un ruolo di primo piano non solo nella vita spirituale ma anche nello sviluppo agricolo della zona, con un’importante opera di bonifica.

Se passeggiare nel silenzio dei suoi tre chiostri e lungo la galleria monumentale su cui si affacciano le celle dei monaci induce a un contegno meditativo – come accade pure visitando la bella pieve romanica di Santa Maria Assunta, a Erbusco – in Franciacorta non mancano occasioni più adrenaliniche e attive, che invitano a godere al meglio dello scenario che si snoda tra i vigneti. Sono diverse le proposte che uniscono sport, turismo e vino, dai percorsi di wine trekking organizzati da tour operator o singole cantine alla salutare “ginnastica del vignaiolo”, esercizi di fitness tra le vigne con la guida di un personal wine trainer, proposta dalla cantina e azienda agrituristica Al Rocol a Ome, dove c’è anche un bell’Orto Botanico dedicato alle conifere. Per chi non ama andare a piedi, le alternative sono varie: dalle passeggiate in carrozza proposte dall’agriturismo Il Colmetto a Rodengo Saiano (che organizza anche trekking con gli asini e sedute di agrofitness) ai tour in Vespa o in quad a basso impatto ambientale di Quad Tour Franciacorta, fino alle uscite in barca a vela, windsurf, canoa o Stand Up Paddle sul lago o ai voli dimostrativi (propedeutici ai corsi della scuola di pilotaggio) proposti da SportAction.

Senza allontanarsi troppo dal lago, chi ama la natura trova interessanti mete legate al patrimonio idrico della zona: dalle Cascate di Monticelli Brusati e il piccolo canyon scavato dall’acqua – facilmente raggiungibili con una bella passeggiata nel bosco da Gaina – all’affascinante scenario disegnato dalle Torbiere del Sebino, create nell’800 per estrarre la torba che alimentava le filande di Iseo e poi i treni della ferrovia Brescia-Iseo-Edolo, e dal 1983 Riserva Naturale della Regione Lombardia. Se l’acqua in Franciacorta si rivela protagonista, il vino non passa certo in secondo piano. Sono numerose le cantine che accolgono gli ospiti per visite e degustazioni, con un calendario pubblicato sul sito franciacorta.net. Alcune – tra cui Bersi Serlini, Cascina Clarabella, Bellavista e altre – propongono anche esperienze più particolari come degustazioni sensoriali, tour in vigna con l’agronomo, pic-nic tra i vigneti.

In una zona ricca di prodotti tipici a cominciare da formaggi e salumi – come la caciottella di Rodengo e il brusolò, lonza marinata e stagionata in budello naturale –, non mancano gli indirizzi per mangiar bene, dove le tradizioni contadine dell’entroterra incontrano quelle legate al pesce di lago ma pure la cucina creativa contemporanea.

È facile trovare nei menù specialità come il manzo all’olio di Rovato, la tinca ripiena al forno, i piatti a base di agoni (rinomate sardine dell’Iseo, presidio Slow Food). La scelta è ampia, e va dalle trattorie storiche come Da Gina, nel centro di Rovato, ai ristoranti stellati come Le Due Colombe di Stefano Cerveni a Corte Franca o il Miramonti l’Altro dello chef Philippe Léveillé a Concesio. C’è spazio anche per la cucina dirompente e istintiva del giovane Alberto Gipponi da Dina a Gussago, e per una delle pizze più buone d’Italia: quella di Franco Pepe, pizzaiolo di Caiazzo che ha portato i suoi impasti alla Filiale, all’interno del parco del Relais & Chateaux L’Albereta della famiglia Moretti, titolare anche di due nomi di riferimento del Franciacorta: Bellavista e Contadi Castaldi.

 

foto di Fabio Cattabiani

Leggi anche: Le origini del Franciacorta, un libro per raccontarle

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin