montanara classica

La pizza fritta che ha conquistato New York

Originaria di Terracina, Giorgia Caporuscio guida la pizzeria newyorkese Don Antonio, inserita da Food & Wine tra le migliori degli Stati Uniti. Anche grazie a montanare & co.

La copertina dell’ultimo numero americano di Food&Wine è dedicata alla pizza, con uno spicchio in primo piano. Ma tra i 27 indirizzi citati nella cover story che racconta le altrettante migliori pizze degli Stati Uniti del momento attuale c’è un po’ di tutto: classiche slice newyorkesi, opulente Detroit-style, pale di stampo romano, proposte che guardano a Oriente.

E anche un po’ di Italia: dai capolavori di Francesco Martucci, che ha aperto il suo locale a Miami, fino a irresistibili pizze fritte, con una menzione particolare alla montanara classica. In quest’ultimo caso, gli applausi vanno a Giorgia Caporuscio, pizzaiola di origini laziali (è nata a Terracina 36 anni fa, di cui abbiamo già raccontato il percorso) che dal 2023 guida Don Antonio, rinomata pizzeria di Midtown Manhattan fondata dal padre Roberto – titolare dell’altrettanto nota Kestè – in società con “don” Antonio Starita, grande maestro della pizza napoletana, nel 2012.

Giorgia Caporuscio con la sua montanara
Giorgia Caporuscio con la sua montanara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fin da giovanissima al banco, prima al fianco del padre e poi in autonomia, Giorgia Caporuscio unisce molteplici talenti: bravissima pizzaiola, docente (è stata responsabile della Pizza Academy Foundation), imprenditrice ma anche madre di due bambini e ambasciatrice del movimento Women in Pizza, che sostiene e valorizza le donne in questo settore anche grazie a modelli positivi come il suo.

A testimoniare il primo fattore, oltre all’assaggio delle pizze, ci sono i numerosi riconoscimenti: dal titolo di “Pizza Maker of the Year” nel 2024 al 6° posto nell’edizione 2026 della guida 50 Top Pizza USA (mentre è al 29° posto nella classifica mondiale). Non solo: se Don Antonio è l’unico ristorante di proprietà femminile inserito nella categoria pizza della guida Michelin, tra i premi conquistati in gioventù va annoverato anche quello per la miglior montanara fritta ottenuto a Napoli nel 2012, in occasione del Trofeo Caputo.

montanara nel forno
Il passaggio finale della montanara nel forno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E proprio per la pizza fritta – ormai molto apprezzata in Italia anche se non diffusissima fuori dalla Campania, e ancora poco conosciuta negli Stati Uniti – viene ora lodata anche da Food & Wine. Nel menu di Don Antonio, oltre a numerose proposte di pizze in puro stile napoletano cotte al forno a legna – super classiche o più originali, annoverate tra le “Pizze Speciali”, come la Macellaio-The Butcher con pomodoro, mozzarella, prosciutto cotto, prosciutto di Parma, finocchiona, salsiccia e basilico, ispirata da Dario Cecchini – ci sono infatti anche due varianti di pizza fritta ripiena, con ricotta e salame e con scarola e stracciatella, e due montanare, fritte e poi passate velocemente nel forno secondo la lezione di Starita: la Classica, con salsa “della casa”, mozzarella di bufala affumicata che arriva dall’Italia, pecorino e basilico (nella foto di apertura), e la robusta Genovese. Versione verace del celebre street food partenopeo ma con un’attenzione particolare alla frittura, Don Antonio è (fin dagli inizi) tra i pochi indirizzi a proporla a New York.

Montanara genovese
la montanara di Don Antonio in versione Genovese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«È stata una sfida spiegare la pizza fritta agli americani, e a volte lo è anche adesso. Il fritto è stato sempre un po’ nella cultura americana, però si, c’era tanto stupore e la gente era sorpresa all’idea di una pizza fritta…deep fried!», racconta la pizzaiola patronne, che però sottolinea la fedeltà all’originale: «Non abbiamo mai cambiato o adattato la ricetta per NYC. Abbiamo anche continuato a utilizzare la mozzarella di bufala affumicata come la ricetta originale, un altro ingrediente che era abbastanza sconosciuto e mal interpretato. Abbiamo semplicemente preservato e portato la tradizione della pizza fritta così come era, ed è tuttora, a Napoli».

Anche le ricette proposte sono piuttosto classiche, del tutto simili a quelle che si possono assaggiare tra i vicoli partenopei, ma con le accortezze degli indirizzi migliori: «Ci siamo assicurati di usare il miglior olio possibile per friggere che è importante allo stesso livello degli ingredienti che metti nella pizza. Un olio di girasole altoleico con punto di fumo molto alto, che non trasferisce extra sapori e odori alla pizza, dona un colore dorato alla pizza, e a qualsiasi prodotto fritto».

 

 

Maggiori informazioni

foto courtesy Don Antonio

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