Si chiama Ohimà, omaggio alla madre dello chef Luigi Collina. Una cucina identitaria e golosa, lontana da tutto ciò che di brutto fa l’overtourism.
Dalle parcelle più vocate ai piedi della Mendola, il ritratto del bianco che ha ridefinito lo standard del vitigno in Alto Adige.
Il giovane chef toscano racconta la sfida di guidare la cucina del 5 stelle lusso capitolino, con un occhio al territorio e un’idea contemporanea di accoglienza.



